Diario dalla zona rossa – giorno tredici

Siamo quasi alla seconda settimana di zona rossa. Non ci sono problemi (o, meglio, ce ne sono parecchi): durerà ancora molto. Non ci giro tanto intorno. Raccogliendo un po’ di dati, lavorando con la logica e un po’ di matematica, mettendo insieme un po’ di nozioni scientifiche, senza troppa fantasia, la mia (umile) tesi è che se tutto dovesse andare molto bene, se il popolo italiano riuscisse a mantenere una disciplina, se davvero il picco arrivasse intorno al 28 marzo, una boccata di “nuova libertà” arriverà non prima dei primi di maggio. Accorciare questi tempi mi pare impossibile. Prepariamoci, dunque. Nel mio studiolo di casa, allestito di nuovo in questi giorni, visto che devo per forza di cosa lavorare dal pc di casa (e, ahimè, il lavoro scarseggia anche), ho appeso da tempo con orgoglio la pergamena di mio nonno Pietro, a cui fu conferita la Croce al Merito di Guerra per l’opera prestata come infermiere in Etiopia. Non è retorica, è riferimento a quel dna che dobbiamo ritrovare nel nostro sangue. Mio nonno fece quella guerra negli ospedali dietro alle trincee, subito dopo attraversò la Seconda Guerra Mondiale. Noi nipoti possiamo resistere per tre mesi in casa e poi ricostruire la nostra vita, in qualche modo.

Certo, dobbiamo imparare qualcosa da tutto questo. Per esempio, come ha sottolineato senza mezzi termini oggi su Sky il filosofo Massimo Cacciari: “Mettiamo sanità e ricerca – ha detto in estrema sintesi – al primo posto come finanziamenti nei bilanci dello Stato, altrimenti vuol dire che da tutto quello che sta succedendo non abbiamo imparato niente”. Spero che almeno questa crisi ci insegni ad avere maggiore memoria, quando – al di là delle proprie idee politiche – daremo il nostro avallo a quel tipo di taglio, senza fiatare.

Oggi voglio anche raccogliere alcuni articoli dal web che ritengo interessanti. Invito alla lettura, senza polemica alcuna, il mio non è incitamento “politico”, ma invito alla riflessione. Evitiamo di dare del comunista o del fascista a questo o all’altro, dunque, ma attiviamo il cervello: di tempo ne abbiamo. Dopo (solo dopo) postiamo il nostro illuminante pensiero sui social.

Ad esempio questo di Selvaggia Lucarelli (qui) che traccia la situazione in Lombardia. Oppure questo sulla necessità di avere un’autorità di riferimento (leggi qui) o ancora sulle perplessità dell’annuncio di Conte di ieri (leggi qui) e, sulla medesima lunghezza d’onda, questa opinione (qui). Ecco, magari una delle (altre) cose interessanti di questo periodo può essere quella di avere più tempo: per leggere, documentarsi. Poi, parlare.

Continua il mio piccolo viaggio all’interno della città: qui il video di oggi. Sono rimasto impressionato dal silenzio della città di Siena questa mattina. Un misto di bellezza e malinconia.

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