Un altro punto interrogativo: la scuola

Fra i tanti (forse troppi a questo punto) punti interrogativi che si sollevano in questo periodo, per il sottoscritto c’è quello legato alla formazione. Dell’università ho già parlato (anche per i risvolti economici futuri), le perplessità di oggi (e di domani?) riguardano la scuola.

Ancora una volta abbiamo (hanno…) delegato e abdicato alla scienza. Che senz’altro, se interpellata sull’argomento, risponderebbe (anzi, risponde) con alcuni dogmi, del tipo “la scuola è un ambiente dove il virus può proliferare ed essere poi trasmesso alle generazioni più a rischio, tipo anziani e nonni”. Dettame ineccepibile e incontestabile, visto che non sono laureato in medicina e non ho intenzione di prendere la laurea su Facebook. Poi, però, c’è la politica. Non sono laureato in scienze politiche, non sono stato mai eletto, ma posso dire che chi governa dovrebbe perlomeno cogitare un percorso: partire da questi presupposti, risolti a inizio pandemia con la chiusura totale, per poi cercare prima e trovare poi adeguate soluzioni, non restando alla premessa. Invece lì siamo inchiodati. Chiusura. Fine. Stop. Si riapre, più o meno, quasi tutto; le scuole rimangono chiuse. Non si cercano soluzioni.

Oltretutto senza pensare ai risvolti e alle conseguenze. Umane ed economiche. Dal punto di vista umano non si riesce a capire come possano andare avanti le famiglie con i marmocchi per casa: lo smart working rappresenta una soluzione fino a un certo punto; quando poi si è costretti (anche giustamente) a tornare a lavoro e i suddetti nonni non possono essere “utilizzati”, diventa difficile capire a chi affidare i propri figli. Teoricamente anche se fosse possibile sopportare un qualsiasi esborso economico;  non sono così convinto che, almeno in questa fase, si possa affidare il proprio figlio a una baby sitter. Lo dice la scienza, come un gatto che si morde la coda. Rimango perplesso anche sui percorso formativi: due-tre mesi possono essere pochi in una carriera scolastica, dubito però che si possano recuperare all’interno di un sistema così pachidermico come quello italiano.

Perlomeno mi aspetterei certezze per settembre. Che non siano sciocchezze, s’intende. Di tempo ce n’è stato e ce ne sarebbe, di soluzioni, al momento, ne vedo punte. Se non la solita delega: speriamo che il virus rallenti, che si trovi perlomeno una cura, un farmaco, un qualcosa. Non so, forse un miracolo. Si, decisamente, quello potrebbe salvarci. Anche da questa politica. Forse.

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