Sembra incredibile, ma è vero

Mi sembra veramente incredibile come si possa solo pensare di allungare l’emergenza fino al 31 dicembre. Avete letto bene: 31 dicembre. Non faccio una digressione scientifica, non ne ho le capacità e le competenze (a differenza di tutti coloro che sparlano sui social da mesi). Faccio una digressione sui dati: che sono lì, cementificati. Ricoverati nelle terapie intensive per Covid? Siamo ai minimi storici. Morti per Covid? Lo stesso. Detto con tutto il rispetto, ovviamente, per chi sta soffrendo. Sapete, però, quante persone stanno soffrendo nel mondo per altre patologie o per persone che ci lasciano?

Le previsioni catastrofistiche del post apertura non si stanno avverando. Certo, anche perché i cittadini attuano misure come distanziamento e utilizzo delle mascherine. Poi, però, ci sono assembramenti, aperitivi, movida, festeggiamenti dei tifosi e quant’altro. Eppure non nascono nuovi focolai (vogliamo riparlare dei festeggiamenti del Napoli dopo la Coppa Italia o ce ne siamo già scordati?), a parte in certe situazioni. Non voglio negare l’evidenza: alcuni rischi ci sono; non va negata però, neanche a me. Certi rischi vanno gestiti, come, appunto, i nuovi focolai che possono nascere: intervento immediato, isolamento, controllo, cura.

Invece in Italia si vuole continuare a pensare di chiudere tutto e imbavagliarci, ancora, con le mascherine. Il perché? Non è dato saperlo. O forse si: è più semplice. Un po’ come quando ai feriti di guerra si tagliavano gli arti: non c’erano altri rimedi nei campi di battaglia. E si risolveva la situazione relativa a infezioni o cancrene. Più o meno siamo allo stesso livello. Poco importa se l’economia va a picco. 

Poco importa, soprattutto, a me, lavoratore dipendente statale o parastatale o affine o pensionato, che posso stare comodamente sul divano. Magari a godermi lo smart working. Quello che succede fuori? Che importanza ha. Che importanza ha se non consumando un caffè gli esercenti vanno a picco. O se continuando in questa politica “taglia arti” non vengono i turisti. Se l’economia crolla, il mio stipendio arriva lo stesso.

Forse. 

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5 risposte a Sembra incredibile, ma è vero

  1. antonio ha detto:

    ti stimo molto, te l’ho già detto, e capisco la tua rabbia, ma lo sfogo contro altre categorie di lavoratori no. sei caduto nel trappolone del qualunquismo, della facile ironia contro qualche categoria di lavoratori, del fare di tutt’erba un fascio senza sforzarsi di capire meglio e anche un po’ nel populismo. mi spiace, perchè forse è proprio questo il progetto “complottista” che tanti vedono e cioè far litigare tra se i lavoratori. io, per esempio, ho fatto 2 mesi di smart working e ti giuro su quello che mi è più caro, che oltre ad aver lavorato molto di più (ho risposto al telefono anche fuori orario retribuito, sabato e domenica compresi) ho pregato di poter tornare in ufficio e ho festeggiato quando è accaduto. altro concetto smentibile è quello dello stipendio sicuro. sai benissimo che non è così, perchè un’eventuale crisi globale colpirebbe tutti anche i lavoratori pubblici. se poi volessi usare il tuo metro di giudizio, potrei dire che se alcuni commercianti stanno protestando per i mancati guadagni e invidiano i dipendenti pubblici, se vogliono il prossimo anno faccio a cambio con loro del mio stipendio mensile. sono concetti che non approvo, ma che servono per farti capire la tua esagerazione. Caro elio, non tutti i commercianti sono uguali così come le partite iva o i dipendenti pubblici. non facciamo questo errore che giova a chi ci vuole (a noi lavoratori) male davvero. con stima

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    • Michele Pinassi ha detto:

      Peraltro forse si sottovaluta sempre come anche lo stipendio dei dipendenti pubblici venga poi utilizzato per sostenere le altre attività. E in un periodo come questo, con una forte contrazione della disponibilità economica, davvero c’è chi pensa di potervi rinunciare?

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  2. Michele Pinassi ha detto:

    Per quanto possa essere affidabile, segnalo un portale con le statistiche mondiali relative ai decessi e relative cause: https://www.worldlifeexpectancy.com/world-rankings-total-deaths

    Per il resto, oltre che della Politica andrebbero analizzate anche le responsabilità dei media (quantomeno, di alcuni media), che enfatizzano forse in modo eccessivo certi fatti e ne minimizzano altri. Non entro nei meandri delle decisioni editoriali, ovviamente, ma la percezione del Mondo che possiamo avere noi cittadini è data anche dal tipo di comunicazione che ci viene fornita. L’incertezza, come dice peraltro il buon Stiglitz nel suo editoriale su Internazionale di questa settimana (che vi consiglio di leggere – https://www.internazionale.it/opinione/joseph-stiglitz/2020/06/21/recessione-globale-stimoli) “Durante i periodi d’incertezza, il risparmio precauzionale in genere aumenta, perché le famiglie e le aziende non investono. L’attuale crisi non fa eccezione. Gran parte del denaro che le famiglie e le aziende stanno ricevendo sotto forma di sovvenzioni resterà fermo nei conti in banca, in parte per l’ansia per il futuro e in parte perché in generale si sono ridotte le opportunità di spenderlo.”

    Più viene aumentata la percezione di pericolo, più si contrae la spesa. Più si contrae, meno denaro circola. Che piaccia o meno, il nostro attuale Mondo funziona così. Preciso, giusto per esprimere una opinione personale, che a me non piace. E che questa crisi abbia mostrato bene le debolezze di un sistema capitalistico che punta tutto sul denaro e sull’economia. Che peraltro, mi e vi chiedo, ci ha forse reso più felici?

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  3. Flavia ha detto:

    Penso che un giornalista prima di scrivere dovrebbe analizzare la questione da più prospettive, e non lasciarsi andare ad istinti intestinali…a prescindere dal pensiero politico ideologico. “Se” vuole essere un buon giornalista.
    Altrimenti risulta solo un modesto opinionista , come tanti..come tutti! Che sparano sul pc quello che passa per la testa senza analisi.
    Oppure si accontenta di un piatto di lenticchie, svilisce il suo spessore morale, e si propone come la cassa di risonanza delle voci più bieche.

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