Viva il Sabbione

C’è un progetto per riqualificare (come si usa dire oggi) gli impianti sportivi dell’Acquacalda e, in particolare, quello che è stato ed è il cuore pulsante del movimento del rugby senese, cioè il mitico Sabbione. Un campo epico, polveroso e duro d’estate e zuppo di fango d’inverno, temuto da tutti e amato da pochi, dove Siena ha costruito non solo la scalata alla serie B, ma anche la crescita di una società con tantissime squadre giovanili, centinaia di tesserati; un cuore pulsante, per l’appunto, dello sport cittadino, provinciale e regionale. E forse anche nazionale. Da qualche anno, dicevo, c’è un progetto per rifare la struttura, campo compreso. Senz’altro un cantiere giusto, per migliorare la fruibilità degli spogliatoi e la vivibilità del campo di gioco, ottimizzando le (poche) risorse a disposizione. Resta però un’idea romantica di quel campo, che è stato immortalato anche nella Rwc 2015 (la Coppa del Mondo di rugby) e che, come segnalato dal profilo Facebook del Cus Siena Rugby, torna a far parlare: la copertina di “Rugby Words and Pictures” (che ha ospitato campioni di rugby del calibro di Marcus Smith, Alun Wyn Jones, Danny Cipriani) immortala proprio le scale del campo di Siena.

Ecco con tutto il rispetto per i lavori che prima o poi miglioreranno la struttura senese, da esterno rimango sempre innamorato di quel campo polveroso o fangoso, dell’idea passionale e romantica del rugby (per me guardato) su quelle zolle. Per cui, cari amici del Cus Siena Rugby, un invito: anche nella struttura nuova e moderna, lasciate un pezzo di Sabbione, anche sotto una teca, a imperitura memoria!

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Indole

Per indole, soprattutto nell’esercizio della professione, non sono giustizialista e non mi lascio andare a facili populismi, intrisi di demagogia e complottismi. Diciamo pure che sono garantista, che non significa buonista, ma significa rispettare (o credere) nella divisione dei poteri dello Stato e, magari, provare ad analizzare con un pizzico di equilibro quello che accade. Non esulto, in sostanza, se un personaggio a me antipatico per vari motivi viene avvisato di garanzia, non stappo bottiglie pubblicamente se una persona a me invece simpatica viene assolta o liberata dalle accuse. Sarà un mio difetto e non andrà tanto di moda in questi tempi da semplificazione social: a me piace studiare e leggere le carte, approfondire quello che c’è nei documenti e negli interrogatori. Forse è per questo (o anche per questo) che a me piace molto il giornalismo di Franca Leosini e delle sue “Storie maledette”: nessun giudizio, il racconto pedissequo dei fatti e lo studio degli atti processuali. Poi è assolutamente normale: pm, avvocati, giudici, magistrati sono umani e possono sbagliare, come tutti. Venendo al dunque, non mi strappo i capelli e non mi straccio le vesti per l’annullamento, di fatto, della teoria dell’esistenza della famigerata “banda del cinque per cento” all’interno di Mps. Leggendo le carte e parlando con gli interlocutori (qualcosa abbiamo pubblicato stamani sul “Corriere di Siena”), qualcosa si evince, poi ci potranno essere altri due gradi di giudizio (se gli stessi interlocutori vorranno) per dipanare meglio la vicenda. Il primo grado di giudizio ha espresso, per l’appunto, un giudizio: non ci sono stati introiti illeciti. Cioè si è agito secondo legge, secondo quelle che sono le norme attuali, fermo restando che qualsiasi legge può essere contestata nel merito, nella forma, nella sua specificità. Il resto sono opinioni: legittime, s’intende, ma tali restando. Come la mia: perché il mio garantismo (qualcuno dirà “buonismo”) non mi fa scordare che alla sbarra ci sono anche contradaioli e senesi, pur per tutta un’altra vicenda che niente ha a che vedere con la suddetta.

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In rosa

E’ cominciata ieri, ufficialmente, l’avventura della Robur Women, ovvero il calcio femminile in salsa Siena. E’ di fatto la prima volta nella storia che la società Robur 1904 fonda un “ramo” femminile: un Siena femminile c’è già stato in passato (e anche glorioso, vista la conquista della serie A in un paio di occasioni), ma era una società a parte, autonoma, non cioè dipendente da una casa madre con una prima squadra professionistica. E non è neanche la prima esperienza di calcio femminile a Siena: partito da San Gusmè, passato dal sopracitato Siena femminile, approdato al gruppo sportivo San Miniato (che tra l’altro nell’ultimo anno ha ottenuto successi importanti). Mentre in provincia (Colle, Sinalunga) ci sono altre fiorenti realtà. In generale credo che, però, al di là delle norme e degli obblighi federali, avere un calcio in rosa targato Robur Siena sia una novità molto positiva per tutto il territorio. Dal punto di vista del trend, infatti, il calcio femminile ha delle potenzialità enormi: le altre realtà mondiali sono lì a dimostrarlo, a fronte invece di un settore maschile ormai saturo e che soffre di mille problemi (pur certo conservando forza economica, pubblico e notorietà). Che la società professionista (oltre alla Pianese, neopromossa in Lega Pro) della provincia abbia un calcio in rosa è fondamentale: l’avventura è all’anno zero, per costruire qualcosa di buono ci vuole del tempo, ma da qualcosa bisogna pur partire. Al di là dell’amicizia, i nomi (leggi qui) sono una garanzia. C’è molto da fare: auguri.

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Chiusi periferia bene di Roma?

Già il fatto che il sindaco di una cittadina di qualche migliaia di abitanti riesca a riempire una pagina di un quotidiano come “Il Tempo” o sia protagonista di un format come “L’abitacolo” di Franco Bechis mi appare una notizia. Ascoltando o leggendo (qui) quello che Juri Bettollini dice durante la lunga intervista, però, mi pare di poter fare alcune considerazioni.Credo che ruolo di un amministratore sia al tempo stesso di una difficoltà e di una semplicità estreme: difficile, difficilissimo perché si è, comunque e dovunque, al centro della bagarre burocratica (qualsiasi problema ti viene recapitato) e politica (qualsiasi polemica ti viene recapitata) continua; semplicissimo perché – e lo si evince dalle parole del primo cittadino di Chiusi – alcuni problemi hanno (forse meglio dire avrebbero) soluzioni dietro l’angolo, basterebbe “semplicemente” utilizzare il buonsenso. La vera criticità è probabilmente equilibrarsi fra questi due mondi: avere la capacità, cioè, di provare a risolvere questioni anche non tipiche del proprio ruolo e riuscire a spogliarsi del proprio colore politico. A me è piaciuta molto – al di là delle altre considerazioni, pure da sottolineare – l’idea di fare di Chiusi la “periferia bene” di Roma: servizi, qualità della vita, cultura del mangiar bene e sostenibilità a un passo dalle opportunità della Capitale. Difficile? Forse. Non impossibile. Con un po’ di buonsenso, per l’appunto…

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Avanti, parliamone

Questo articolo (leggi qui), a parer mio più che legittimo e azzeccato nei contenuti, mi ha stimolato una riflessione sulla riflessione, benché, forse, la pochezza di certe argomentazioni (quelle a cui ci si riferisce nella risposta qui linkata) meriterebbe, probabilmente, solo il silenzio. L’informazione locale a Siena non viene un periodo semplice: lo vivo tutti i giorni sulla mia pelle, ma non da adesso e neanche da “qualche” anno. La generalizzazione, però, è scivolosa, pericolosa: di più, dipinge un quadro non veritiero. Ogni situazione, infatti, va analizzata e approfondita a fondo, con cognizione di causa, che significa acquisire informazioni e dati su ogni singolo contesto, giornale, emittente, sito internet che sia e, poi, semmai, scrivere e parlare. Quindi, facciamolo. Vogliamo veramente sviluppare un dibattito sull’informazione e il giornalismo locale, partendo da quello che è successo in passato e da quello che succedeva prima e arrivando a quello che è invece il panorama di adesso, sviluppando quelli che potrebbero essere gli scenari futuri? Avanti, facciamolo. Quando mi è stato chiesto di farlo, nel “lontano” 2012, l’ho fatto: andando, da umile cronista di provincia quale mi ritengo, a parlare di fatti e non di opinioni, a dire cioè come stavano le cose. E, sinceramente, quel “Press in the city” organizzato dal Movimento civico, non era proprio un ambiente “amichevole”: non per il sottoscritto, ma per il giornalismo senese. Eppure io, con coraggio e in un luogo dove tutti si erano rifiutati di andare, portai avanti i suddetti fatti, lasciando i (legittimi) giudizi agli altri. Purtroppo (o per fortuna) vivo in questa città da più di quaranta anni e ho buona memoria: anche di quello che è successo e succede nel campo dell’informazione. Allora andiamo davvero a scandagliare ogni singola situazione, a capire cosa è successo, succede e succederà. Riflettiamoci su, ma per davvero: non agendo per slogan. Magari, poi, qualcuno si dovrà ricredere. Come si legge nella risposta di Radio Siena Tv di cui sopra, infatti, il problema di fondo è uno: la mentalità.

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Mps, è ripresa vera?

Alcuni analisti indicano che la fine del tunnel di Monte dei paschi (ad esempio qui) è ormai prossima. Senz’altro il positivo andamento in Borsa (oltre il 40 per cento di crescita da inizio mese) è determinato da più fattori (fra cui spread Btp-Bund ), come è altrettanto certo che il problema reale per il Tesoro sarà riuscire a “recuperare” l’investimento fatto (oltre 5 miliardi di euro) per salvare Rocca Salimbeni: questa l’attesa principale per il piano che dovrebbe essere presentato all’Europa entro quest’anno, per far capire come si vuole uscire da Mps. In realtà, poi, mancheranno altri due anni, perché l’uscita è prevista nel 2021: oltre 600 giorni sono pochi o tanti, a seconda dei punti di vista. Pochi per le esigenze delle autorità europee, tanti per quelle italiane. Dal mio punto di vista, riprendendo cose già dette, sarebbe interessante utilizzare questo periodo per provare a riallacciare rapporti fra Mps e territorio, a trecentosessanta gradi. Ben consapevoli che non sarà più nulla come prima.

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In prima fila

Sarà un’estate un po’ intermittente per questo blog, facile scoprire il perché. Alla Vittoria si unisce anche il fatto che, come al solito, gli argomenti estivi latitano un po’ e quindi il blog ne può risentire. Ho letto, fra un festeggiamento e l’altro, che l’Università di Siena si conferma ai vertici nazionali anche secondo il Censis. Io credo che l’ateneo, ormai risanato dopo la profonda crisi degli scorsi anni, sia uno degli asset di questa città, non solo per la capacità di attrarre studenti che, a discapito di tanti soloni senesoni, portano ricchezza (anche culturale) e indotto economico, oppure per il movimento legato a convegnistica e eventi vari. Penso infatti che l’ateneo sia un importante punto di riferimento nazionale e internazionale nell’ambito della ricerca, oltretutto legato alla presenza del Policlinico o al grande settore delle scienze della vita (da Tls a Gsk e non solo). Troppo spesso, in passato, la boriosa autosufficienza della città, legata al danaro targato Mps, ha per certi versi snobbato queste eccellenze, che sono comunque state mantenute e cresciute. Adesso devono essere messe in primissima fila.

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